domenica 25 novembre 2007

Intervista ad Andrea Mastroni

Interpreta il ruolo di Dante nell’opera.

Appena tornato da Seoul, e prossimo alla partenza per Madrid dove interpreterà “Il barbiere di Siviglia”, alle spalle una laurea in Filosofia e un forte interesse per l’area umanistica, nel chiedergli i motivi che l’hanno spinto a realizzare quest’opera innovativa Andrea evidenzia principalmente la sua passione per Dante già da prima di questo spettacolo. Nella sua mente, infatti, è rimasta impressa la frase “Nel mezzo del cammin di vostra vita”, cioè l’incipit dell’opera, dalla quale non ha più smesso di leggere e commuoversi, reputando Dante come “il top dei top”, poiché si è riconosciuto in lui in tutto e per tutto e ciò gli ha trasmesso una grande emozione, e soddisfazione, per aver avuto l’opportunità di portarlo in scena. Inoltre Andrea attribuisce ad Arnaboldi la “grande capacità di essere diretto, utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, caratteristica che ha contribuito a rendere Dante il personaggio di un’opera lirica colorata da musiche che trapassano l’animo e diventano un tormentone. Così come diceva Bellini nell’800 - continua Andrea - il metro di giudizio per valutare se la mia è una grande opera sarà quello di sentire le mie musiche fischiettate per strada dalla gente”. E secondo l’artista quest’opera contemporanea rimarrà impressa nel tempo.
Il personaggio di Dante è stato cucito su misura dell’interprete. È stato scritto seguendo le caratteristiche vocali di Andrea, noto al mondo lirico come basso, ma anche per la sua capacità di variare dai repertori drammatici a quelli più brillanti. La sua interpretazione risulta quindi carica di espedienti tecnici che si alternano tra momenti ironici, indignati, disperati e alcuni quasi comici. Per capire Dante l’artista sostiene che bisogna prima di tutto capirne la sua carnalità: “Dante è un uomo, pietoso e orgoglioso, ma soprattutto è un esule come artista e politico. È pieno di sfaccettature perché è in conflitto con sé steso, con gli altri e con la ricerca della verità. È terreno, e proprio in quanto fatto di carne e ossa che si dispera per ciò che perde: in fondo è un uomo e contemporaneamente completo”. Nell’opera sono evidenziati gli aspetti principali del carattere di Dante, sia nei due Atti (il primo ne racchiude il tratto orgoglioso, il secondo quello pietoso), sia nell’aspetto scenico (la sedia posta al centro del palco, idea brillante del regista Palmieri, ne rappresenta la solitudine e parallelamente simboleggia qualcuno che non esiste più, che è isolato da tutto e tutti: un qualcuno che potrebbe essere ognuno di noi.
Andrea confessa che dietro la sua interpretazione vi sono due anni di lavoro umano, musicale e personale, il più grande effettuato fino ad ora, grazie al quale ha rafforzato un tratto comune al suo personaggio: “la determinazione nell’isolarsi per affermare la verità”. Inoltre, “il rapporto quasi antico, come già vissuto in precedenza, con la cantante lirica Annamaria Caruso (Coscienza di Dante), ha fatto sì che riuscissero a incarnare nei loro personaggi gli aspetti polemico e doloroso della potente invettiva contro la Chiesa. A tal proposito Arnaboldi ha ideato il ruolo della Coscienza per rendere, oltre che un armonico effetto di voci, più accentuata la protesta”.
Riguardo le sue sempre più frequenti e stimate interpretazioni all’estero, Andrea lascia trapelare un senso di rammarico per “il poco apprezzamento del pubblico italiano verso l’opera lirica, a differenza del grande calore riscontrato oltre i confini nazionali”. I caldi applausi dei teatri stranieri sono per l’artista milanese fonte di immensa gratitudine, che tuttavia non può mitigare l’amara constatazione di come in Italia il successo non sia frutto di studio e passione per il canto lirico, ma di circostanze fortunate e temporanee.
In conclusione di un’interessante discussione Andrea ci tiene a rimarcare come la magia del canto sia racchiusa nelle evocative parole di Dante e di come l’arte sia fonte di grandi emozioni. “Proprio per tale motivo – specifica Andrea - non parlo riduttivamente di teatro, ma di una fusione totale con esso: il lo vivo!”.

Iuzzolini Valentina

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