Saronno - 17 Novembre 2007 anteprima mondiale "Dante racconta l'Inferno" di A. Arnaboldi
E FINALMENTE SI ALZA IL SIPARIO 15 MINUTI DI APPLAUSI
"Dante racconta l'Inferno", la prima opera lirica sull'Inferno dantesco, è già un successo.600 spettatori (teatro esaurito)
Calorosissimo il quarto d'ora di sinceri applausi del pubblico, che esprime il grande entusiasmo. Applausi colmi di gratitudine per aver saputo suscitare vere emozioni, per aver fatto battere i cuori. Questo il coronamento, assolutamente meritato, di un debutto all'insegna del successo. Un grazie a tutti gli artisti, al coro, ai musicisti, alla regia, agli organizzatori per aver regalato un momento di grande teatro e di grande cultura a tutti.
Replica
Venerdì 30 Novembre 2007 - ore 20.45
nella suggestiva cornice
Chiesa SS. MM. Alessandro e Tiburzio
Via Indipendenza 7 - Besozzo (Va)
INGRESSO GRATUITO
Cast _ A.Mastroni (Dante Alighieri), F.Buonocore (Virgilio), A.Caruso (La Coscienza di Dante), T.Bussi (La Port a Infernale/Francesca da Rimini), E.Pohossov (Malacoda/Roderigo/Conte Ugolino), P.Arnaboldi(Messo Celeste)
Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere
Ensemble Corale Aurora
Direttore _ D. Montrone
Regista _ F. Palmieri
per info _ www.linferno.org
Carlo Filippo Mastroni
Direz. Comunicazione
carlo.mastroni@email.it
3387921877
domenica 25 novembre 2007
Intervista ad Eduard Pohossov
Cosa l’ha spinta a partecipare allo spettacolo?
Sono stato contattato soltanto due settimane fa, in sostituzione di Davide Bartolucci. Nonostante questo, ho deciso di accettare immediatamente perché mi è piaciuta l’idea di musicalizzare la Divina Commedia. Inoltre ho deciso di partecipare per la presenza di Andrea Mastroni, cantante e direttore artistico.
Che aspetti caratterizzano i personaggi che interpreta?
Il Conte Ugolino della Gherardesca è un personaggio politico che, per tradimento, è stato catturato dai Ghibellini e rinchiuso in una torre con i suoi due figli e i due nipoti; è un personaggio disperato, che non sopporta più la prigionia e che, per questo, esplode in un raptus di follia: il suo racconto si conclude in modo misterioso, infatti non si comprende se si tratta di un episodio di cannibalismo dei figli stessi o è la naturale conclusione di un’agonia, in cui la fame prevale sul dolore. Il conte Ugolino è caratterizzato dall’amore per i figli, che però è condannato all’impotenza in quanto non può offrire loro nessun conforto. Egli, inoltre, è caratterizzato da un attrito incessante tra umanità e degradazione. Malacoda, invece, è un personaggio inventato, un demonietto, precisamente il capo delle Malebranche, ovvero i diavoli della quinta bolgia; egli prende accordi con Virgilio, il quale gli chiede aiuto per arrivare sul ponte della sesta bolgia.
Si identifica in essi?
No, assolutamente: è stato molto faticoso ed impegnativo interpretarli.
Perché consiglia di seguire lo spettacolo?
Nonostante sia un testo crudo e pesante, si tratta di un’opera molto interessante e coinvolgente. Consiglio di seguire lo spettacolo perché è un’interpretazione singolare della Divina Commedia.
Quando ha cominciato ad interessarsi alla lirica?
Ho cominciato a studiare privatamente a Baku sul mar Caspio all’età di 18 anni. Successivamente mi sono laureato a Odessa in Ucraina e infine ho continuato a studiare al conservatorio di Trento.
Quali sono le arie e i personaggi in cui si identifica di più?
Preferisco i personaggi del Romanticismo e quelli di Verdi.
Come si prepara all’esibizione?
Lo studio dei versi di Dante è molto pesante, soprattutto per me che sono armeno. Ma quello che conta è il risultato!
Perché, secondo lei, la lirica è solo per pochi eletti?
Perché le persone credono che sia un passatempo di lusso; in realtà esse non fanno altro che autolimitarsi in quanto la lirica è un bellissimo divertimento! In realtà in Russia si pensa che l’arte lirica italiana sia popolare e non solo per pochi eletti. Io ad esempio conosco tantissimi eletti.
Perché secondo lei i media non danno molto spazio alla lirica?
Credo che i media non si interessino alla lirica perché devono rispondere ad esigenze differenti. I tempi della diretta, inoltre, non coincidono con i tempi dello spettacolo. Infine, vi è anche un problema di interessi commerciali, i quali hanno la precedenza sulla lirica.
Gloria Clerici
Sono stato contattato soltanto due settimane fa, in sostituzione di Davide Bartolucci. Nonostante questo, ho deciso di accettare immediatamente perché mi è piaciuta l’idea di musicalizzare la Divina Commedia. Inoltre ho deciso di partecipare per la presenza di Andrea Mastroni, cantante e direttore artistico.
Che aspetti caratterizzano i personaggi che interpreta?
Il Conte Ugolino della Gherardesca è un personaggio politico che, per tradimento, è stato catturato dai Ghibellini e rinchiuso in una torre con i suoi due figli e i due nipoti; è un personaggio disperato, che non sopporta più la prigionia e che, per questo, esplode in un raptus di follia: il suo racconto si conclude in modo misterioso, infatti non si comprende se si tratta di un episodio di cannibalismo dei figli stessi o è la naturale conclusione di un’agonia, in cui la fame prevale sul dolore. Il conte Ugolino è caratterizzato dall’amore per i figli, che però è condannato all’impotenza in quanto non può offrire loro nessun conforto. Egli, inoltre, è caratterizzato da un attrito incessante tra umanità e degradazione. Malacoda, invece, è un personaggio inventato, un demonietto, precisamente il capo delle Malebranche, ovvero i diavoli della quinta bolgia; egli prende accordi con Virgilio, il quale gli chiede aiuto per arrivare sul ponte della sesta bolgia.
Si identifica in essi?
No, assolutamente: è stato molto faticoso ed impegnativo interpretarli.
Perché consiglia di seguire lo spettacolo?
Nonostante sia un testo crudo e pesante, si tratta di un’opera molto interessante e coinvolgente. Consiglio di seguire lo spettacolo perché è un’interpretazione singolare della Divina Commedia.
Quando ha cominciato ad interessarsi alla lirica?
Ho cominciato a studiare privatamente a Baku sul mar Caspio all’età di 18 anni. Successivamente mi sono laureato a Odessa in Ucraina e infine ho continuato a studiare al conservatorio di Trento.
Quali sono le arie e i personaggi in cui si identifica di più?
Preferisco i personaggi del Romanticismo e quelli di Verdi.
Come si prepara all’esibizione?
Lo studio dei versi di Dante è molto pesante, soprattutto per me che sono armeno. Ma quello che conta è il risultato!
Perché, secondo lei, la lirica è solo per pochi eletti?
Perché le persone credono che sia un passatempo di lusso; in realtà esse non fanno altro che autolimitarsi in quanto la lirica è un bellissimo divertimento! In realtà in Russia si pensa che l’arte lirica italiana sia popolare e non solo per pochi eletti. Io ad esempio conosco tantissimi eletti.
Perché secondo lei i media non danno molto spazio alla lirica?
Credo che i media non si interessino alla lirica perché devono rispondere ad esigenze differenti. I tempi della diretta, inoltre, non coincidono con i tempi dello spettacolo. Infine, vi è anche un problema di interessi commerciali, i quali hanno la precedenza sulla lirica.
Gloria Clerici
Intervista ad Annamaria Caruso
Nell’opera interpreta la Coscienza di Dante
“I caratteri principali del personaggio - dice Annamaria - sono racchiusi nel compito che svolge la stessa Coscienza: essa è infatti il pensiero primario di Dante che racchiude l’idea del paradiso puro, ma soprattutto è la voce che anima la potente invettiva contro la Chiesa e i Papi, problema presente anche ai giorni nostri. Nello specifico si dovrebbe parlare di più di tutte le vittime che ha fatto la Chiesa, non solo di quelle provocate dalle guerre”.
Annamaria sottolinea che il suo personaggio, non esistendo nella prosa originale, è in realtà il frutto della mente del compositore Arnaboldi . Il regista Palmieri le ha lasciato “libero arbitrio” sulla scelta del taglio umano da dare alla Coscienza, utilizzando ironia e sensualità. Questo lavoro di caratterizzazione del personaggio, dice Annamaria, è stato agevolato dalla stima nei confronti di Dante, ma soprattutto di Andrea, che le ha fatto riscoprire una naturale intimità e un armonioso contatto fisico.
Tra i tratti affini col suo carattere, Annamaria evidenzia la voglia di chiarezza che anima l’invettiva della Coscienza: anche nel suo rapporto coniugale vuole che vi sia “sempre massima chiarezza” per poter vivere veramente il sentimento dell’amore.
Il suo primo approccio con la musica lirica risale tra i 12 e i 13 anni quando, nonostante i pochi soldi, andava a comprare i dischi con i suoi risparmi. Proprio per questo che alla domanda - secondo lei quali sono gli incentivi per avvicinare i giovani alla musica- Annamaria ha risposto con molta decisione e fermezza: “Se i giovani non vogliono venire a teatro peggio per loro, non sarò di certo io ad andare a richiamarli, ci vuole intelligenza e voglia di conoscere. Questa nuova opera d’arte su Dante verrà ricordata tra cento anni. È un’opera contemporanea senza paragoni che deve essere apprezzata da chi ne ha la voglia ed è in grado di capirne la grandezza!”.
Iuzzolini Valentina
“I caratteri principali del personaggio - dice Annamaria - sono racchiusi nel compito che svolge la stessa Coscienza: essa è infatti il pensiero primario di Dante che racchiude l’idea del paradiso puro, ma soprattutto è la voce che anima la potente invettiva contro la Chiesa e i Papi, problema presente anche ai giorni nostri. Nello specifico si dovrebbe parlare di più di tutte le vittime che ha fatto la Chiesa, non solo di quelle provocate dalle guerre”.
Annamaria sottolinea che il suo personaggio, non esistendo nella prosa originale, è in realtà il frutto della mente del compositore Arnaboldi . Il regista Palmieri le ha lasciato “libero arbitrio” sulla scelta del taglio umano da dare alla Coscienza, utilizzando ironia e sensualità. Questo lavoro di caratterizzazione del personaggio, dice Annamaria, è stato agevolato dalla stima nei confronti di Dante, ma soprattutto di Andrea, che le ha fatto riscoprire una naturale intimità e un armonioso contatto fisico.
Tra i tratti affini col suo carattere, Annamaria evidenzia la voglia di chiarezza che anima l’invettiva della Coscienza: anche nel suo rapporto coniugale vuole che vi sia “sempre massima chiarezza” per poter vivere veramente il sentimento dell’amore.
Il suo primo approccio con la musica lirica risale tra i 12 e i 13 anni quando, nonostante i pochi soldi, andava a comprare i dischi con i suoi risparmi. Proprio per questo che alla domanda - secondo lei quali sono gli incentivi per avvicinare i giovani alla musica- Annamaria ha risposto con molta decisione e fermezza: “Se i giovani non vogliono venire a teatro peggio per loro, non sarò di certo io ad andare a richiamarli, ci vuole intelligenza e voglia di conoscere. Questa nuova opera d’arte su Dante verrà ricordata tra cento anni. È un’opera contemporanea senza paragoni che deve essere apprezzata da chi ne ha la voglia ed è in grado di capirne la grandezza!”.
Iuzzolini Valentina
Intervista ad Andrea Mastroni
Interpreta il ruolo di Dante nell’opera.
Appena tornato da Seoul, e prossimo alla partenza per Madrid dove interpreterà “Il barbiere di Siviglia”, alle spalle una laurea in Filosofia e un forte interesse per l’area umanistica, nel chiedergli i motivi che l’hanno spinto a realizzare quest’opera innovativa Andrea evidenzia principalmente la sua passione per Dante già da prima di questo spettacolo. Nella sua mente, infatti, è rimasta impressa la frase “Nel mezzo del cammin di vostra vita”, cioè l’incipit dell’opera, dalla quale non ha più smesso di leggere e commuoversi, reputando Dante come “il top dei top”, poiché si è riconosciuto in lui in tutto e per tutto e ciò gli ha trasmesso una grande emozione, e soddisfazione, per aver avuto l’opportunità di portarlo in scena. Inoltre Andrea attribuisce ad Arnaboldi la “grande capacità di essere diretto, utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, caratteristica che ha contribuito a rendere Dante il personaggio di un’opera lirica colorata da musiche che trapassano l’animo e diventano un tormentone. Così come diceva Bellini nell’800 - continua Andrea - il metro di giudizio per valutare se la mia è una grande opera sarà quello di sentire le mie musiche fischiettate per strada dalla gente”. E secondo l’artista quest’opera contemporanea rimarrà impressa nel tempo.
Il personaggio di Dante è stato cucito su misura dell’interprete. È stato scritto seguendo le caratteristiche vocali di Andrea, noto al mondo lirico come basso, ma anche per la sua capacità di variare dai repertori drammatici a quelli più brillanti. La sua interpretazione risulta quindi carica di espedienti tecnici che si alternano tra momenti ironici, indignati, disperati e alcuni quasi comici. Per capire Dante l’artista sostiene che bisogna prima di tutto capirne la sua carnalità: “Dante è un uomo, pietoso e orgoglioso, ma soprattutto è un esule come artista e politico. È pieno di sfaccettature perché è in conflitto con sé steso, con gli altri e con la ricerca della verità. È terreno, e proprio in quanto fatto di carne e ossa che si dispera per ciò che perde: in fondo è un uomo e contemporaneamente completo”. Nell’opera sono evidenziati gli aspetti principali del carattere di Dante, sia nei due Atti (il primo ne racchiude il tratto orgoglioso, il secondo quello pietoso), sia nell’aspetto scenico (la sedia posta al centro del palco, idea brillante del regista Palmieri, ne rappresenta la solitudine e parallelamente simboleggia qualcuno che non esiste più, che è isolato da tutto e tutti: un qualcuno che potrebbe essere ognuno di noi.
Andrea confessa che dietro la sua interpretazione vi sono due anni di lavoro umano, musicale e personale, il più grande effettuato fino ad ora, grazie al quale ha rafforzato un tratto comune al suo personaggio: “la determinazione nell’isolarsi per affermare la verità”. Inoltre, “il rapporto quasi antico, come già vissuto in precedenza, con la cantante lirica Annamaria Caruso (Coscienza di Dante), ha fatto sì che riuscissero a incarnare nei loro personaggi gli aspetti polemico e doloroso della potente invettiva contro la Chiesa. A tal proposito Arnaboldi ha ideato il ruolo della Coscienza per rendere, oltre che un armonico effetto di voci, più accentuata la protesta”.
Riguardo le sue sempre più frequenti e stimate interpretazioni all’estero, Andrea lascia trapelare un senso di rammarico per “il poco apprezzamento del pubblico italiano verso l’opera lirica, a differenza del grande calore riscontrato oltre i confini nazionali”. I caldi applausi dei teatri stranieri sono per l’artista milanese fonte di immensa gratitudine, che tuttavia non può mitigare l’amara constatazione di come in Italia il successo non sia frutto di studio e passione per il canto lirico, ma di circostanze fortunate e temporanee.
In conclusione di un’interessante discussione Andrea ci tiene a rimarcare come la magia del canto sia racchiusa nelle evocative parole di Dante e di come l’arte sia fonte di grandi emozioni. “Proprio per tale motivo – specifica Andrea - non parlo riduttivamente di teatro, ma di una fusione totale con esso: il lo vivo!”.
Iuzzolini Valentina
Appena tornato da Seoul, e prossimo alla partenza per Madrid dove interpreterà “Il barbiere di Siviglia”, alle spalle una laurea in Filosofia e un forte interesse per l’area umanistica, nel chiedergli i motivi che l’hanno spinto a realizzare quest’opera innovativa Andrea evidenzia principalmente la sua passione per Dante già da prima di questo spettacolo. Nella sua mente, infatti, è rimasta impressa la frase “Nel mezzo del cammin di vostra vita”, cioè l’incipit dell’opera, dalla quale non ha più smesso di leggere e commuoversi, reputando Dante come “il top dei top”, poiché si è riconosciuto in lui in tutto e per tutto e ciò gli ha trasmesso una grande emozione, e soddisfazione, per aver avuto l’opportunità di portarlo in scena. Inoltre Andrea attribuisce ad Arnaboldi la “grande capacità di essere diretto, utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile, caratteristica che ha contribuito a rendere Dante il personaggio di un’opera lirica colorata da musiche che trapassano l’animo e diventano un tormentone. Così come diceva Bellini nell’800 - continua Andrea - il metro di giudizio per valutare se la mia è una grande opera sarà quello di sentire le mie musiche fischiettate per strada dalla gente”. E secondo l’artista quest’opera contemporanea rimarrà impressa nel tempo.
Il personaggio di Dante è stato cucito su misura dell’interprete. È stato scritto seguendo le caratteristiche vocali di Andrea, noto al mondo lirico come basso, ma anche per la sua capacità di variare dai repertori drammatici a quelli più brillanti. La sua interpretazione risulta quindi carica di espedienti tecnici che si alternano tra momenti ironici, indignati, disperati e alcuni quasi comici. Per capire Dante l’artista sostiene che bisogna prima di tutto capirne la sua carnalità: “Dante è un uomo, pietoso e orgoglioso, ma soprattutto è un esule come artista e politico. È pieno di sfaccettature perché è in conflitto con sé steso, con gli altri e con la ricerca della verità. È terreno, e proprio in quanto fatto di carne e ossa che si dispera per ciò che perde: in fondo è un uomo e contemporaneamente completo”. Nell’opera sono evidenziati gli aspetti principali del carattere di Dante, sia nei due Atti (il primo ne racchiude il tratto orgoglioso, il secondo quello pietoso), sia nell’aspetto scenico (la sedia posta al centro del palco, idea brillante del regista Palmieri, ne rappresenta la solitudine e parallelamente simboleggia qualcuno che non esiste più, che è isolato da tutto e tutti: un qualcuno che potrebbe essere ognuno di noi.
Andrea confessa che dietro la sua interpretazione vi sono due anni di lavoro umano, musicale e personale, il più grande effettuato fino ad ora, grazie al quale ha rafforzato un tratto comune al suo personaggio: “la determinazione nell’isolarsi per affermare la verità”. Inoltre, “il rapporto quasi antico, come già vissuto in precedenza, con la cantante lirica Annamaria Caruso (Coscienza di Dante), ha fatto sì che riuscissero a incarnare nei loro personaggi gli aspetti polemico e doloroso della potente invettiva contro la Chiesa. A tal proposito Arnaboldi ha ideato il ruolo della Coscienza per rendere, oltre che un armonico effetto di voci, più accentuata la protesta”.
Riguardo le sue sempre più frequenti e stimate interpretazioni all’estero, Andrea lascia trapelare un senso di rammarico per “il poco apprezzamento del pubblico italiano verso l’opera lirica, a differenza del grande calore riscontrato oltre i confini nazionali”. I caldi applausi dei teatri stranieri sono per l’artista milanese fonte di immensa gratitudine, che tuttavia non può mitigare l’amara constatazione di come in Italia il successo non sia frutto di studio e passione per il canto lirico, ma di circostanze fortunate e temporanee.
In conclusione di un’interessante discussione Andrea ci tiene a rimarcare come la magia del canto sia racchiusa nelle evocative parole di Dante e di come l’arte sia fonte di grandi emozioni. “Proprio per tale motivo – specifica Andrea - non parlo riduttivamente di teatro, ma di una fusione totale con esso: il lo vivo!”.
Iuzzolini Valentina
Intervista a Tania Bussi
Nell’opera interpreta Francesca Da Rimini e i versi della Porta dell’Inferno.
Tra i motivi che l’hanno spinta a partecipare a quest’opera vi è il “testo molto evocativo”, aspetto esaltato dalla parte musicale, ma soprattutto il personaggio di Francesca da Rimini, “carico di fascino e contemporaneamente di un tratto nostalgico, conseguenza dell’impossibilità di vivere l’amore pienamente e completamente”.
Nell’individuare tratti simili tra il suo carattere e quello di Francesca da Rimini fa notare particolarmente il “desiderio di amare tutto nella sua pienezza, ogni aspetto bello della vita”, rilevando che, come lei, “ogni donna desidererebbe interpretare questo ruolo, perché Francesca è l’espressione massima della passionalità, del desiderio di amare pienamente l’amore con la “A” maiuscola”.
Il suo primo approccio con la musica risale all’età di otto anni quando iniziò a cantare nel coro del Regio di Parma. Dopo avere interpretato La Bohème, è stata “fulminata” dalla bellezza del canto lirico e non l’ha più abbandonato.
Nel chiedere a Tania quali siano, secondo lei, i motivi del poco interesse dei giovani, ma anche di molti adulti, verso la musica lirica risalta un aspetto veritiero della società attuale: “Oggi vi è il desiderio di avere un consumo veloce e istantaneo della musica, mentre la musica lirica, nello specifico, richiede un approccio più generoso”. Come incentivo per avvicinare le persone al teatro lirico Tania pone in rilievo l’importanza di avvicinare i bambini a esso sin dalla scuola elementare. Infatti ha proposto ad alcuni suoi allievi un’opera lirica, ottenendo come risultato un’immediata capacità di ascolto che ha permesso ai bambini di riconoscerne le parole già dal secondo ascolto. “Con questo metodo - assicura Tania – si impara fin da piccoli a sapere ascoltare e a riconoscere la diversità dell’arte, la sua varietà”.
In conclusione l’invito fatto da Tania a seguire quest’opera è motivato dalla “ottima distribuzione dei testi e della musica che ne permette un’armoniosa fluidità, giacché si riesce a seguire un testo scritto con un sottofondo musicale che non ne impedisce la comprensione; a differenza del teatro moderno dove è presente una forte frattura tra la contemporaneità dei testi e la musica”.
Iuzzolini Valentina
Tra i motivi che l’hanno spinta a partecipare a quest’opera vi è il “testo molto evocativo”, aspetto esaltato dalla parte musicale, ma soprattutto il personaggio di Francesca da Rimini, “carico di fascino e contemporaneamente di un tratto nostalgico, conseguenza dell’impossibilità di vivere l’amore pienamente e completamente”.
Nell’individuare tratti simili tra il suo carattere e quello di Francesca da Rimini fa notare particolarmente il “desiderio di amare tutto nella sua pienezza, ogni aspetto bello della vita”, rilevando che, come lei, “ogni donna desidererebbe interpretare questo ruolo, perché Francesca è l’espressione massima della passionalità, del desiderio di amare pienamente l’amore con la “A” maiuscola”.
Il suo primo approccio con la musica risale all’età di otto anni quando iniziò a cantare nel coro del Regio di Parma. Dopo avere interpretato La Bohème, è stata “fulminata” dalla bellezza del canto lirico e non l’ha più abbandonato.
Nel chiedere a Tania quali siano, secondo lei, i motivi del poco interesse dei giovani, ma anche di molti adulti, verso la musica lirica risalta un aspetto veritiero della società attuale: “Oggi vi è il desiderio di avere un consumo veloce e istantaneo della musica, mentre la musica lirica, nello specifico, richiede un approccio più generoso”. Come incentivo per avvicinare le persone al teatro lirico Tania pone in rilievo l’importanza di avvicinare i bambini a esso sin dalla scuola elementare. Infatti ha proposto ad alcuni suoi allievi un’opera lirica, ottenendo come risultato un’immediata capacità di ascolto che ha permesso ai bambini di riconoscerne le parole già dal secondo ascolto. “Con questo metodo - assicura Tania – si impara fin da piccoli a sapere ascoltare e a riconoscere la diversità dell’arte, la sua varietà”.
In conclusione l’invito fatto da Tania a seguire quest’opera è motivato dalla “ottima distribuzione dei testi e della musica che ne permette un’armoniosa fluidità, giacché si riesce a seguire un testo scritto con un sottofondo musicale che non ne impedisce la comprensione; a differenza del teatro moderno dove è presente una forte frattura tra la contemporaneità dei testi e la musica”.
Iuzzolini Valentina
Intervista a Fabio Buonocore
Nell’opera interpreta Virgilio da Andes
Il ruolo del suo personaggio è di accompagnare Dante lungo il suo viaggio tra le anime dannate dell’Inferno. Nel descrivere Virgilio, Fabio pone l’accento sulla sommità del poeta che diventa guida, consigliere e mentore durante un cammino che ha già percorso precedentemente e quindi affianca Dante come una sorta di “guardia del corpo.”
Nel chiedere a Fabio se ha riscontrato dei tratti simili tra il suo carattere e quello di Virgilio salta all’occhio la totale diversità dei due: Virgilio ha una presenza ferrea e decisa ed è guida di qualcun altro, mentre Fabio sottolinea il suo atteggiamento solare e soprattutto si definisce “la guida di se stesso”. “L’unico aspetto negativo nell’interpretare il ruolo di Virgilio - chiarisce Fabio – è la mancanza di sorpresa, stupore e novità durante il viaggio, in quanto avendolo già fatto sa e anticipa tutto ciò che avverrà e coloro che incontrerà insieme a Dante; tuttavia Virgilio ha la capacità di guidare con intelligenza e decisione, doti che oggi lo farebbero essere un politico perfetto!”.
Essendo onorato di poter partecipare a quest’evento unico, Fabio riconosce il “grande merito del regista Palmieri nell’essere riuscito a creare uno spettacolo di tale pathos utilizzando come scenografia una sedia al centro del palco e poche luci, ottenendo come risultato una notevole curiosità per la novità nei confronti di un’opera di prosa messa in musica con cantanti-attori di alto livello”. A tal proposito Fabio sottolinea anche l’ottimo affiancamento lavorativo e personale con tutti gli altri protagonisti, in particolare è rimasto soddisfatto dell’ottima interazione di sguardi e gesti con i componenti del coro, che hanno permesso un’ottima sintonia nell’esecuzione.
Iuzzolini Valentina
Il ruolo del suo personaggio è di accompagnare Dante lungo il suo viaggio tra le anime dannate dell’Inferno. Nel descrivere Virgilio, Fabio pone l’accento sulla sommità del poeta che diventa guida, consigliere e mentore durante un cammino che ha già percorso precedentemente e quindi affianca Dante come una sorta di “guardia del corpo.”
Nel chiedere a Fabio se ha riscontrato dei tratti simili tra il suo carattere e quello di Virgilio salta all’occhio la totale diversità dei due: Virgilio ha una presenza ferrea e decisa ed è guida di qualcun altro, mentre Fabio sottolinea il suo atteggiamento solare e soprattutto si definisce “la guida di se stesso”. “L’unico aspetto negativo nell’interpretare il ruolo di Virgilio - chiarisce Fabio – è la mancanza di sorpresa, stupore e novità durante il viaggio, in quanto avendolo già fatto sa e anticipa tutto ciò che avverrà e coloro che incontrerà insieme a Dante; tuttavia Virgilio ha la capacità di guidare con intelligenza e decisione, doti che oggi lo farebbero essere un politico perfetto!”.
Essendo onorato di poter partecipare a quest’evento unico, Fabio riconosce il “grande merito del regista Palmieri nell’essere riuscito a creare uno spettacolo di tale pathos utilizzando come scenografia una sedia al centro del palco e poche luci, ottenendo come risultato una notevole curiosità per la novità nei confronti di un’opera di prosa messa in musica con cantanti-attori di alto livello”. A tal proposito Fabio sottolinea anche l’ottimo affiancamento lavorativo e personale con tutti gli altri protagonisti, in particolare è rimasto soddisfatto dell’ottima interazione di sguardi e gesti con i componenti del coro, che hanno permesso un’ottima sintonia nell’esecuzione.
Iuzzolini Valentina
Intervista a Carlo Filippo Mastroni di Iuzzolini Valentina
Intervista a Carlo Filippo Mastroni
Organizzatore, insieme al fratello Andrea e all’amico Francesco Lo Turco ,dell’evento teatrale.
Il suo ruolo è di direttore della comunicazione. È sempre stato a contatto con la musica. Infatti ha suonato i timpani ed è stato dj nelle discoteche milanesi quali l’Hollywood e il The Club, ma, rendendosi conto della mancanza di passione verso l’arte nei giovani , è stato travolto dal “trasporto carnale” verso la musica del fratello Andrea, stimato e rinomato cantate lirico,e ha deciso di dedicarsi a un progetto che ha come fine “la diffusione dell’amore verso l’arte”.
Carlo e Andrea vengono da due mondi totalmente diversi: uno dal mondo della comunicazione e l’altro dal mondo lirico, eppure si sono trovati pienamente in sintonia su un’idea comune: “la voglia di comunicare agli altri la passione che c’è dentro di loro”, percepibile già dai loro sguardi.
“L’idea di quest’opera nasce inizialmente – come racconta Carlo - per mano di Andrea Arnaboldi,il compositore, il quale, rimasto colpito dal coraggio di Dante che emergeva in un’epoca contraddittoria, ha deciso di raccontare la prosa in un contesto lirico - musicale classico, seguendo il modello Singspiele. Ne consegue un risultato innovativo e facilmente fruibile, dove l’aspetto teatrale colpisce sin da subito ed è adornato da una musica speciale e folgorante”.
In seguito,, anche Carlo si è appassionato all’Inferno dantesco nel quale, a suo parere, ognuno si può identificare: ”Il Dante di quest’opera contemporanea simboleggia l’uomo sconfortato di oggi che si stacca dalle distrazioni della quotidianità e diventa triste - aspetto sottolineato dalla profondità dei testi e dall’accompagnamento corale - e si ferma a pensare circondato da un mondo caotico, pieno di libertà che non si sanno usare”.
Da settembre, in soli due mesi, Carlo, Andrea e Francesco, supportati da validi collaboratori, sono riusciti a mettere in scena un grande spettacolo reso tale grazie al regista Franco Palmieri,al compositore Andrea Arnaboldi, all’Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere, all’ Esemble Corale Aurora che è riuscito a supportare e accompagnare al meglio i testi dimostrando un grande impegno, e da professionisti quali Tania Bussi, Annamaria Caruso, Fabio Buonocore e Eduard Pohossov e da quanti hanno collaborato per realizzare un sogno.
Oltre ai ringraziamenti sopra citati, Carlo riconosce inoltre il grande valore che hanno avuto per lui i complimenti e i ringraziamenti ricevuti da tutte le persone che ha incontrato in questi due mesi poiché ha percepito una grandissima partecipazione ed entusiasmo per il progetto, fonte di grande onore per lui, umile comunicatore di intenti.
Iuzzolini Valentina
Organizzatore, insieme al fratello Andrea e all’amico Francesco Lo Turco ,dell’evento teatrale.
Il suo ruolo è di direttore della comunicazione. È sempre stato a contatto con la musica. Infatti ha suonato i timpani ed è stato dj nelle discoteche milanesi quali l’Hollywood e il The Club, ma, rendendosi conto della mancanza di passione verso l’arte nei giovani , è stato travolto dal “trasporto carnale” verso la musica del fratello Andrea, stimato e rinomato cantate lirico,e ha deciso di dedicarsi a un progetto che ha come fine “la diffusione dell’amore verso l’arte”.
Carlo e Andrea vengono da due mondi totalmente diversi: uno dal mondo della comunicazione e l’altro dal mondo lirico, eppure si sono trovati pienamente in sintonia su un’idea comune: “la voglia di comunicare agli altri la passione che c’è dentro di loro”, percepibile già dai loro sguardi.
“L’idea di quest’opera nasce inizialmente – come racconta Carlo - per mano di Andrea Arnaboldi,il compositore, il quale, rimasto colpito dal coraggio di Dante che emergeva in un’epoca contraddittoria, ha deciso di raccontare la prosa in un contesto lirico - musicale classico, seguendo il modello Singspiele. Ne consegue un risultato innovativo e facilmente fruibile, dove l’aspetto teatrale colpisce sin da subito ed è adornato da una musica speciale e folgorante”.
In seguito,, anche Carlo si è appassionato all’Inferno dantesco nel quale, a suo parere, ognuno si può identificare: ”Il Dante di quest’opera contemporanea simboleggia l’uomo sconfortato di oggi che si stacca dalle distrazioni della quotidianità e diventa triste - aspetto sottolineato dalla profondità dei testi e dall’accompagnamento corale - e si ferma a pensare circondato da un mondo caotico, pieno di libertà che non si sanno usare”.
Da settembre, in soli due mesi, Carlo, Andrea e Francesco, supportati da validi collaboratori, sono riusciti a mettere in scena un grande spettacolo reso tale grazie al regista Franco Palmieri,al compositore Andrea Arnaboldi, all’Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere, all’ Esemble Corale Aurora che è riuscito a supportare e accompagnare al meglio i testi dimostrando un grande impegno, e da professionisti quali Tania Bussi, Annamaria Caruso, Fabio Buonocore e Eduard Pohossov e da quanti hanno collaborato per realizzare un sogno.
Oltre ai ringraziamenti sopra citati, Carlo riconosce inoltre il grande valore che hanno avuto per lui i complimenti e i ringraziamenti ricevuti da tutte le persone che ha incontrato in questi due mesi poiché ha percepito una grandissima partecipazione ed entusiasmo per il progetto, fonte di grande onore per lui, umile comunicatore di intenti.
Iuzzolini Valentina
E FINALMENTE SI ALZA IL SIPARIO di Carolina Nobile
E FINALMENTE SI ALZA IL SIPARIO
15 MINUTI DI APPLAUSI
“Dante racconta l’Inferno”, è già un successo.
Il bisbiglio di sottofondo lentamente svanisce, le luci si abbassano, il sipario si alza. Il silenzio regna sovrano qui al Teatro Giuditta Pasta, che questa sera ospita la prima di “ Dante racconta l’Inferno”.
Gli occhi di 600 spettatori (teatro pieno) sono puntati verso il palco. Illuminato dalla luce bianca di un riflettore, fa il suo ingresso in sala Andrea Mastroni che per questa notte cede il proprio volto e la propria straordinaria voce al Sommo poeta Dante Alighieri. Consapevole dell’arduo nonché nobile compito affidatogli, cammina tra gli spettatori verso il palco. Il suo sguardo è intenso. Raggiunge il centro della scena e comincia a narrare la sua storia, il suo travagliato viaggio attraverso i gironi infernali. La sua voce profonda e penetrante avvolge la sala catturando l’attenzione. L’orchestra in buca lo accompagna fedelmente. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (Inferno, canto I) canta il Fiorentino; il coro alle sue spalle interviene e tace, le voci si fondono, la musica cresce. Dante condivide con noi le proprie paure, le difficoltà, lo smarrimento; ma ecco che giunge in suo soccorso Virgilio, il bravissimo Fabio Bonocore , colui che lo accompagnerà durante il cammino.
I due protagonisti si trovano subito di fronte ad un ostacolo, la Porta Infernale, che nell’opera è un personaggio vero e proprio con un volto, quello di Tania Bussi, ed una voce magnifica. “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” tuona il coro. Grazie all’intervento della fidata guida Dante riesce a varcarla; ad attenderlo uno dei personaggi più intensi, portavoce di quel sentimento unico e sincero che non conosce limiti ed ostacoli, l’amore. Si tratta di Francesca da Rimini, Tania Bussi, protagonista insieme a Paolo di una struggente storia d’amore, che si conclude tragicamente con la morte di entrambi. La nobildonna fa il suo ingresso accompagnata da un dolce sottofondo musicale, si avvicina a Dante e Virgilio e narra loro la sua travagliata vicenda. “Amor, ch’a nullo amato, amar perdona, mi prese costui del piacer si forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona” (Inferno, canto V). Questi celebri versi riecheggiano nell’aria tramite la voce di Tania, che suscita profonde emozioni. L’intervento del coro che ripete più volte: “Amore e morte”, accentua la solennità dell’episodio. Concluso il racconto Francesca si allontana. Il cuore di Dante è rimasto profondamente colpito dalle sue parole. Con il volto tra le mani il poeta si siede, la sua menta vaga ed il suo animo attende l’intervento della propria Coscienza. La straordinaria Annamaria Caruso lo raggiunge, appoggia le mani sulle sue spalle e cantando una splendida aria lo rincuora. C’è una meravigliosa intesa. I due si stringono, si abbracciano, si accarezzano, il loro rapporto è quasi carnale. La Coscienza infonde coraggio. Il suo contributo consente a Dante di vincere lo sconforto e proseguire.
Ora Virgilio racconta dei numerosi ostacoli trovati, diavoli ed arpie che bloccano il passaggio, ma grazie all’intervento di un Angelo divino il viaggio può continuare. Dante vive momenti di grande difficoltà, resi magnificamente grazie alla splendida interpretazione dello straordinario Mastroni, che dipinge i passaggi più significativi accostando alla voce una mimica ed una gestualità in grado di esprimere i fortissimi sentimenti.
Trovatosi di fronte ai peggiori assassini nuovamente i suoi pensieri vengono turbati; ancora una volta compare la Coscienza, Dante ed il coro interagiscono con lei; le voci si rincorrono e si completano, l’effetto è intenso e molto suggestivo. Lo spettacolo è ormai giunto al termine del primo atto. Il coro si allontana, Dante solo al centro della scena intona una splendida “D’anime nude”. Tra fragorosi applausi il sipario si abbassa per qualche minuto.
Il fulcro di questo spettacolo sono gli interpreti. Non ci sono elementi di distrazione in grado di spostare l’attenzione o lo sguardo degli spettatori dal centro della scena. La scenografia è minimalista in accordo con la scuola di pensiero fondata da Peter Brooke. I costumi sono essenziali, contemporanei e moderni, perché questa è l’impronta nonché chiave di lettura dell’opera, un’opera che punta sulle grandi capacità vocali degli artisti, del coro, e sull’abilità dell’orchestra. I giochi di luce, accuratamente studiati, fanno risaltare la drammaticità della vicenda.
Si riprende con un altro affascinante duetto tra Dante e la Coscienza. Un nuovo personaggio attende i due protagonisti; è Malacoda, capo dei diavoli, interpretato da Eduard Pohossov. Oltre a Malacoda impersona il Conte Roderigo e il Conte Ugolino, regalando alla platea momenti di grande spettacolo. L’assolo del Conte Ugolino è estremamente toccante; emergono tutta la disperazione, la vergogna di un uomo vittima di un destino assai crudele, e di una storia atroce, difficile da cancellare. Gli incontri di questi celebri personaggi sono intervallati da incantevoli arie di Dante,“Non credo c’ha veder maggior tristezza”e “Ah pisa”, che esprime il rammarico e la sofferenza del poeta per la condizione in cui versa la città di Pisa, appena appresa dal Conte Ugolino; e di Virgilio: “Vixilla regis”. Le voci di questi straordinari interpreti accendono la sala, scuotono i nostri animi. La luce dei riflettori e gli effetti chiaro-scuro che ne derivano incorniciano la scena, arricchendone l’intensità. Il viaggio, il faticoso e doloroso viaggio è giunto ormai al termine. I due viandanti scorgono Lucifero, la meta del tortuoso cammino. E finalmente, dopo tanto dolore, lacrime, sconforto, dopo aver toccato il fondo e conosciuto quanto può essere infima l’esistenza umana, Dante e Virgilio “Ritornarono a riveder le stelle”, più belle e luminose che mai…
Calorosissimo il quarto d’ora di sinceri gli applausi del pubblico, che esprime tutto il proprio entusiasmo. Applausi colmi di gratitudine per aver saputo suscitare vere emozioni, per aver fatto battere i cuori. Questo il coronamento, assolutamente meritato, di un debutto all’insegna del successo. Un’opera nella quale ognuno ha dato il meglio, un lavoro di squadra che ha portato alla vittoria. Un grazie a tutti gli artisti, al coro, ai musicisti, alla regia, agli organizzatori per aver regalato un momento di grande teatro e di grande cultura.
Carolina Nobile
15 MINUTI DI APPLAUSI
“Dante racconta l’Inferno”, è già un successo.
Il bisbiglio di sottofondo lentamente svanisce, le luci si abbassano, il sipario si alza. Il silenzio regna sovrano qui al Teatro Giuditta Pasta, che questa sera ospita la prima di “ Dante racconta l’Inferno”.
Gli occhi di 600 spettatori (teatro pieno) sono puntati verso il palco. Illuminato dalla luce bianca di un riflettore, fa il suo ingresso in sala Andrea Mastroni che per questa notte cede il proprio volto e la propria straordinaria voce al Sommo poeta Dante Alighieri. Consapevole dell’arduo nonché nobile compito affidatogli, cammina tra gli spettatori verso il palco. Il suo sguardo è intenso. Raggiunge il centro della scena e comincia a narrare la sua storia, il suo travagliato viaggio attraverso i gironi infernali. La sua voce profonda e penetrante avvolge la sala catturando l’attenzione. L’orchestra in buca lo accompagna fedelmente. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (Inferno, canto I) canta il Fiorentino; il coro alle sue spalle interviene e tace, le voci si fondono, la musica cresce. Dante condivide con noi le proprie paure, le difficoltà, lo smarrimento; ma ecco che giunge in suo soccorso Virgilio, il bravissimo Fabio Bonocore , colui che lo accompagnerà durante il cammino.
I due protagonisti si trovano subito di fronte ad un ostacolo, la Porta Infernale, che nell’opera è un personaggio vero e proprio con un volto, quello di Tania Bussi, ed una voce magnifica. “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” tuona il coro. Grazie all’intervento della fidata guida Dante riesce a varcarla; ad attenderlo uno dei personaggi più intensi, portavoce di quel sentimento unico e sincero che non conosce limiti ed ostacoli, l’amore. Si tratta di Francesca da Rimini, Tania Bussi, protagonista insieme a Paolo di una struggente storia d’amore, che si conclude tragicamente con la morte di entrambi. La nobildonna fa il suo ingresso accompagnata da un dolce sottofondo musicale, si avvicina a Dante e Virgilio e narra loro la sua travagliata vicenda. “Amor, ch’a nullo amato, amar perdona, mi prese costui del piacer si forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona” (Inferno, canto V). Questi celebri versi riecheggiano nell’aria tramite la voce di Tania, che suscita profonde emozioni. L’intervento del coro che ripete più volte: “Amore e morte”, accentua la solennità dell’episodio. Concluso il racconto Francesca si allontana. Il cuore di Dante è rimasto profondamente colpito dalle sue parole. Con il volto tra le mani il poeta si siede, la sua menta vaga ed il suo animo attende l’intervento della propria Coscienza. La straordinaria Annamaria Caruso lo raggiunge, appoggia le mani sulle sue spalle e cantando una splendida aria lo rincuora. C’è una meravigliosa intesa. I due si stringono, si abbracciano, si accarezzano, il loro rapporto è quasi carnale. La Coscienza infonde coraggio. Il suo contributo consente a Dante di vincere lo sconforto e proseguire.
Ora Virgilio racconta dei numerosi ostacoli trovati, diavoli ed arpie che bloccano il passaggio, ma grazie all’intervento di un Angelo divino il viaggio può continuare. Dante vive momenti di grande difficoltà, resi magnificamente grazie alla splendida interpretazione dello straordinario Mastroni, che dipinge i passaggi più significativi accostando alla voce una mimica ed una gestualità in grado di esprimere i fortissimi sentimenti.
Trovatosi di fronte ai peggiori assassini nuovamente i suoi pensieri vengono turbati; ancora una volta compare la Coscienza, Dante ed il coro interagiscono con lei; le voci si rincorrono e si completano, l’effetto è intenso e molto suggestivo. Lo spettacolo è ormai giunto al termine del primo atto. Il coro si allontana, Dante solo al centro della scena intona una splendida “D’anime nude”. Tra fragorosi applausi il sipario si abbassa per qualche minuto.
Il fulcro di questo spettacolo sono gli interpreti. Non ci sono elementi di distrazione in grado di spostare l’attenzione o lo sguardo degli spettatori dal centro della scena. La scenografia è minimalista in accordo con la scuola di pensiero fondata da Peter Brooke. I costumi sono essenziali, contemporanei e moderni, perché questa è l’impronta nonché chiave di lettura dell’opera, un’opera che punta sulle grandi capacità vocali degli artisti, del coro, e sull’abilità dell’orchestra. I giochi di luce, accuratamente studiati, fanno risaltare la drammaticità della vicenda.
Si riprende con un altro affascinante duetto tra Dante e la Coscienza. Un nuovo personaggio attende i due protagonisti; è Malacoda, capo dei diavoli, interpretato da Eduard Pohossov. Oltre a Malacoda impersona il Conte Roderigo e il Conte Ugolino, regalando alla platea momenti di grande spettacolo. L’assolo del Conte Ugolino è estremamente toccante; emergono tutta la disperazione, la vergogna di un uomo vittima di un destino assai crudele, e di una storia atroce, difficile da cancellare. Gli incontri di questi celebri personaggi sono intervallati da incantevoli arie di Dante,“Non credo c’ha veder maggior tristezza”e “Ah pisa”, che esprime il rammarico e la sofferenza del poeta per la condizione in cui versa la città di Pisa, appena appresa dal Conte Ugolino; e di Virgilio: “Vixilla regis”. Le voci di questi straordinari interpreti accendono la sala, scuotono i nostri animi. La luce dei riflettori e gli effetti chiaro-scuro che ne derivano incorniciano la scena, arricchendone l’intensità. Il viaggio, il faticoso e doloroso viaggio è giunto ormai al termine. I due viandanti scorgono Lucifero, la meta del tortuoso cammino. E finalmente, dopo tanto dolore, lacrime, sconforto, dopo aver toccato il fondo e conosciuto quanto può essere infima l’esistenza umana, Dante e Virgilio “Ritornarono a riveder le stelle”, più belle e luminose che mai…
Calorosissimo il quarto d’ora di sinceri gli applausi del pubblico, che esprime tutto il proprio entusiasmo. Applausi colmi di gratitudine per aver saputo suscitare vere emozioni, per aver fatto battere i cuori. Questo il coronamento, assolutamente meritato, di un debutto all’insegna del successo. Un’opera nella quale ognuno ha dato il meglio, un lavoro di squadra che ha portato alla vittoria. Un grazie a tutti gli artisti, al coro, ai musicisti, alla regia, agli organizzatori per aver regalato un momento di grande teatro e di grande cultura.
Carolina Nobile
giovedì 8 novembre 2007
Stagione Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere
Una bellezza in grado di spiegare la vita
Stagione Sinfonica 2007-2008
L’Accademia delle Opere presenta la sua seconda stagione sinfonica
8 gli appuntamenti in programma presso il conservatorio di Milano.
2 le importanti novità: la collaborazione con Serate Musicali e il coinvolgimento dell’Ensemble degli Archi della Scala
Dopo i successi registrati nella precedente edizione, l’Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere realizza la sua seconda Stagione, che inizierà l’8 Novembre 2007.
Sono in pochi a sapere che in Italia un’associazione di imprese (la Compagnia delle Opere di Milano e Provincia) ha sostenuto e dato vita, due anni fa, ad un’orchestra sinfonica, da subito impegnata con produzioni musicali d’eccellenza e con una propria stagione concertistica.
Un progetto culturale ambizioso e originale: L’Accademia è espressione infatti della consapevolezza che la Compagnia delle Opere di Milano ritiene di avere nei confronti della crescita sociale e culturale del proprio territorio.
Oggi si respira managerialismo, un orientamento a tecniche manageriali che fanno perdere il senso del ruolo della persona. Gli orientamenti dell'Unione Europea finalizzati alla promozione della società e del capitale umano si basano sulla stretta interazione tra le politiche sociali, lavorative e le politiche educative e formative, considerate nella duplice valenza di valorizzazione delle potenzialità di ogni singola persona e della partecipazione complessiva dei cittadini ai processi di progresso e di crescita della società.
Il mondo dell'educazione e della cultura e più in generale il mondo civile, quindi il mondo delle imprese, deve trovare il senso delle proprie radici e della propria missione a partire dalla dimensione spirituale esercitata dalla cultura, dall'arte, dalla musica e dalla loro positiva influenza sull'educazione, sull'animo e sul benessere dell'uomo.
L’Accademia vuole condividere momenti di “bellezza sonora di ogni tempo” partendo dalla consapevolezza che la musica rappresenta una delle modalità più efficaci nel fornire risposte al desiderio di tutti gli esseri umani di bello e di infinito. Risulta così spiegato anche il titolo scelto per la prossima stagione: “Una bellezza in grado di spiegare la vita”.
Non solo quindi progetti di sviluppo, servizi e convenzioni, ma soprattutto educazione alla bellezza, dentro l’onere e “l’onore” del fare impresa.
La Stagione Sinfonica 2007/2008 dell’Accademia delle Opere si svolgerà per il secondo anno consecutivo nelle sale del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.
Sono otto gli appuntamenti di questa stazione sinfonica, con un programma ambizioso che propone tra le pagine più significative e conosciute della nostra storia musicale: Beethoven, Mozart, Mendellsohn, Liszt, Pergolesi, nomi ancora oggi fonte continua di ispirazione.
Per la realizzazione di alcuni concerti (previsti nel periodo compreso tra novembre 2007 e giugno 2008), l’Associazione Accademia delle Opere e l’Associazione Serate Musicali di Milano hanno condiviso le rispettive peculiarità dando vita ad un progetto comune co-producendo alcuni programmi prevedendo anche il coinvolgimento del prestigioso Ensemble degli Archi della Scala in qualità di orchestra ospite.
Il concerto inaugurale si terrà giovedì 8 novembre presso la sala Verdi e verrà diretto dal Maestro Maurizio Dones, già direttore stabile dello State Musical Theatre di Rostov, in Russia.
“Per l’allestimento della stagione 2007/2008 – dichiara Diego Montrone, direttore musicale dell’Accademia delle Opere - ci siamo mossi su due direzioni: il lavoro di condivisione e di rapporto con gli artisti nel ricercare il senso della propria professione e della propria umanità. Ciò ha generato crescita artistica e umana del gruppo iniziale e dei nuovi musicisti che si sono nel tempo aggregati.
La scelta dei programmi, che anche quest’anno saranno anticipati da presentazioni in grado di fornire delle “chiavi di lettura” dei brani, è stata studiata per coinvolgere il pubblico eterogeneo che ci ha fin qui seguiti (molti giovani e molte persone che non frequentavano abitualmente le sale da concerto) che ha confermato la possibilità che la grande musica possa diventare nuovamente fenomeno popolare e di tutti.
Infine le importanti collaborazioni con Serate Musicali e con l’ensemble degli archi della Scala, ci confermano l’interesse della nostra proposta”.
Campagna Abbonamenti di Accademia delle Opere per la prossima
Modalità di sottoscrizione degli abbonamenti
Gli abbonamenti possono essere sottoscritti direttamente presso la sede di Accademia delle Opere
oppure on line dal sito www.accademiadelleopere.it
Costo degli abbonamenti:
Abbonamento intero € 80,00
Abbonamento ridotto € 65,00 (giovani fino a 26 anni)
Per informazioni: Accademia delle Opere - tel. 02/45473790 mail info@accademiadelleopere.it
Foro Bonaparte, 57 - 20121 Milano
Stagione Sinfonica 2007-2008
L’Accademia delle Opere presenta la sua seconda stagione sinfonica
8 gli appuntamenti in programma presso il conservatorio di Milano.
2 le importanti novità: la collaborazione con Serate Musicali e il coinvolgimento dell’Ensemble degli Archi della Scala
Dopo i successi registrati nella precedente edizione, l’Orchestra Sinfonica Accademia delle Opere realizza la sua seconda Stagione, che inizierà l’8 Novembre 2007.
Sono in pochi a sapere che in Italia un’associazione di imprese (la Compagnia delle Opere di Milano e Provincia) ha sostenuto e dato vita, due anni fa, ad un’orchestra sinfonica, da subito impegnata con produzioni musicali d’eccellenza e con una propria stagione concertistica.
Un progetto culturale ambizioso e originale: L’Accademia è espressione infatti della consapevolezza che la Compagnia delle Opere di Milano ritiene di avere nei confronti della crescita sociale e culturale del proprio territorio.
Oggi si respira managerialismo, un orientamento a tecniche manageriali che fanno perdere il senso del ruolo della persona. Gli orientamenti dell'Unione Europea finalizzati alla promozione della società e del capitale umano si basano sulla stretta interazione tra le politiche sociali, lavorative e le politiche educative e formative, considerate nella duplice valenza di valorizzazione delle potenzialità di ogni singola persona e della partecipazione complessiva dei cittadini ai processi di progresso e di crescita della società.
Il mondo dell'educazione e della cultura e più in generale il mondo civile, quindi il mondo delle imprese, deve trovare il senso delle proprie radici e della propria missione a partire dalla dimensione spirituale esercitata dalla cultura, dall'arte, dalla musica e dalla loro positiva influenza sull'educazione, sull'animo e sul benessere dell'uomo.
L’Accademia vuole condividere momenti di “bellezza sonora di ogni tempo” partendo dalla consapevolezza che la musica rappresenta una delle modalità più efficaci nel fornire risposte al desiderio di tutti gli esseri umani di bello e di infinito. Risulta così spiegato anche il titolo scelto per la prossima stagione: “Una bellezza in grado di spiegare la vita”.
Non solo quindi progetti di sviluppo, servizi e convenzioni, ma soprattutto educazione alla bellezza, dentro l’onere e “l’onore” del fare impresa.
La Stagione Sinfonica 2007/2008 dell’Accademia delle Opere si svolgerà per il secondo anno consecutivo nelle sale del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.
Sono otto gli appuntamenti di questa stazione sinfonica, con un programma ambizioso che propone tra le pagine più significative e conosciute della nostra storia musicale: Beethoven, Mozart, Mendellsohn, Liszt, Pergolesi, nomi ancora oggi fonte continua di ispirazione.
Per la realizzazione di alcuni concerti (previsti nel periodo compreso tra novembre 2007 e giugno 2008), l’Associazione Accademia delle Opere e l’Associazione Serate Musicali di Milano hanno condiviso le rispettive peculiarità dando vita ad un progetto comune co-producendo alcuni programmi prevedendo anche il coinvolgimento del prestigioso Ensemble degli Archi della Scala in qualità di orchestra ospite.
Il concerto inaugurale si terrà giovedì 8 novembre presso la sala Verdi e verrà diretto dal Maestro Maurizio Dones, già direttore stabile dello State Musical Theatre di Rostov, in Russia.
“Per l’allestimento della stagione 2007/2008 – dichiara Diego Montrone, direttore musicale dell’Accademia delle Opere - ci siamo mossi su due direzioni: il lavoro di condivisione e di rapporto con gli artisti nel ricercare il senso della propria professione e della propria umanità. Ciò ha generato crescita artistica e umana del gruppo iniziale e dei nuovi musicisti che si sono nel tempo aggregati.
La scelta dei programmi, che anche quest’anno saranno anticipati da presentazioni in grado di fornire delle “chiavi di lettura” dei brani, è stata studiata per coinvolgere il pubblico eterogeneo che ci ha fin qui seguiti (molti giovani e molte persone che non frequentavano abitualmente le sale da concerto) che ha confermato la possibilità che la grande musica possa diventare nuovamente fenomeno popolare e di tutti.
Infine le importanti collaborazioni con Serate Musicali e con l’ensemble degli archi della Scala, ci confermano l’interesse della nostra proposta”.
Campagna Abbonamenti di Accademia delle Opere per la prossima
Modalità di sottoscrizione degli abbonamenti
Gli abbonamenti possono essere sottoscritti direttamente presso la sede di Accademia delle Opere
oppure on line dal sito www.accademiadelleopere.it
Costo degli abbonamenti:
Abbonamento intero € 80,00
Abbonamento ridotto € 65,00 (giovani fino a 26 anni)
Per informazioni: Accademia delle Opere - tel. 02/45473790 mail info@accademiadelleopere.it
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