E FINALMENTE SI ALZA IL SIPARIO
15 MINUTI DI APPLAUSI
“Dante racconta l’Inferno”, è già un successo.
Il bisbiglio di sottofondo lentamente svanisce, le luci si abbassano, il sipario si alza. Il silenzio regna sovrano qui al Teatro Giuditta Pasta, che questa sera ospita la prima di “ Dante racconta l’Inferno”.
Gli occhi di 600 spettatori (teatro pieno) sono puntati verso il palco. Illuminato dalla luce bianca di un riflettore, fa il suo ingresso in sala Andrea Mastroni che per questa notte cede il proprio volto e la propria straordinaria voce al Sommo poeta Dante Alighieri. Consapevole dell’arduo nonché nobile compito affidatogli, cammina tra gli spettatori verso il palco. Il suo sguardo è intenso. Raggiunge il centro della scena e comincia a narrare la sua storia, il suo travagliato viaggio attraverso i gironi infernali. La sua voce profonda e penetrante avvolge la sala catturando l’attenzione. L’orchestra in buca lo accompagna fedelmente. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (Inferno, canto I) canta il Fiorentino; il coro alle sue spalle interviene e tace, le voci si fondono, la musica cresce. Dante condivide con noi le proprie paure, le difficoltà, lo smarrimento; ma ecco che giunge in suo soccorso Virgilio, il bravissimo Fabio Bonocore , colui che lo accompagnerà durante il cammino.
I due protagonisti si trovano subito di fronte ad un ostacolo, la Porta Infernale, che nell’opera è un personaggio vero e proprio con un volto, quello di Tania Bussi, ed una voce magnifica. “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” tuona il coro. Grazie all’intervento della fidata guida Dante riesce a varcarla; ad attenderlo uno dei personaggi più intensi, portavoce di quel sentimento unico e sincero che non conosce limiti ed ostacoli, l’amore. Si tratta di Francesca da Rimini, Tania Bussi, protagonista insieme a Paolo di una struggente storia d’amore, che si conclude tragicamente con la morte di entrambi. La nobildonna fa il suo ingresso accompagnata da un dolce sottofondo musicale, si avvicina a Dante e Virgilio e narra loro la sua travagliata vicenda. “Amor, ch’a nullo amato, amar perdona, mi prese costui del piacer si forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona” (Inferno, canto V). Questi celebri versi riecheggiano nell’aria tramite la voce di Tania, che suscita profonde emozioni. L’intervento del coro che ripete più volte: “Amore e morte”, accentua la solennità dell’episodio. Concluso il racconto Francesca si allontana. Il cuore di Dante è rimasto profondamente colpito dalle sue parole. Con il volto tra le mani il poeta si siede, la sua menta vaga ed il suo animo attende l’intervento della propria Coscienza. La straordinaria Annamaria Caruso lo raggiunge, appoggia le mani sulle sue spalle e cantando una splendida aria lo rincuora. C’è una meravigliosa intesa. I due si stringono, si abbracciano, si accarezzano, il loro rapporto è quasi carnale. La Coscienza infonde coraggio. Il suo contributo consente a Dante di vincere lo sconforto e proseguire.
Ora Virgilio racconta dei numerosi ostacoli trovati, diavoli ed arpie che bloccano il passaggio, ma grazie all’intervento di un Angelo divino il viaggio può continuare. Dante vive momenti di grande difficoltà, resi magnificamente grazie alla splendida interpretazione dello straordinario Mastroni, che dipinge i passaggi più significativi accostando alla voce una mimica ed una gestualità in grado di esprimere i fortissimi sentimenti.
Trovatosi di fronte ai peggiori assassini nuovamente i suoi pensieri vengono turbati; ancora una volta compare la Coscienza, Dante ed il coro interagiscono con lei; le voci si rincorrono e si completano, l’effetto è intenso e molto suggestivo. Lo spettacolo è ormai giunto al termine del primo atto. Il coro si allontana, Dante solo al centro della scena intona una splendida “D’anime nude”. Tra fragorosi applausi il sipario si abbassa per qualche minuto.
Il fulcro di questo spettacolo sono gli interpreti. Non ci sono elementi di distrazione in grado di spostare l’attenzione o lo sguardo degli spettatori dal centro della scena. La scenografia è minimalista in accordo con la scuola di pensiero fondata da Peter Brooke. I costumi sono essenziali, contemporanei e moderni, perché questa è l’impronta nonché chiave di lettura dell’opera, un’opera che punta sulle grandi capacità vocali degli artisti, del coro, e sull’abilità dell’orchestra. I giochi di luce, accuratamente studiati, fanno risaltare la drammaticità della vicenda.
Si riprende con un altro affascinante duetto tra Dante e la Coscienza. Un nuovo personaggio attende i due protagonisti; è Malacoda, capo dei diavoli, interpretato da Eduard Pohossov. Oltre a Malacoda impersona il Conte Roderigo e il Conte Ugolino, regalando alla platea momenti di grande spettacolo. L’assolo del Conte Ugolino è estremamente toccante; emergono tutta la disperazione, la vergogna di un uomo vittima di un destino assai crudele, e di una storia atroce, difficile da cancellare. Gli incontri di questi celebri personaggi sono intervallati da incantevoli arie di Dante,“Non credo c’ha veder maggior tristezza”e “Ah pisa”, che esprime il rammarico e la sofferenza del poeta per la condizione in cui versa la città di Pisa, appena appresa dal Conte Ugolino; e di Virgilio: “Vixilla regis”. Le voci di questi straordinari interpreti accendono la sala, scuotono i nostri animi. La luce dei riflettori e gli effetti chiaro-scuro che ne derivano incorniciano la scena, arricchendone l’intensità. Il viaggio, il faticoso e doloroso viaggio è giunto ormai al termine. I due viandanti scorgono Lucifero, la meta del tortuoso cammino. E finalmente, dopo tanto dolore, lacrime, sconforto, dopo aver toccato il fondo e conosciuto quanto può essere infima l’esistenza umana, Dante e Virgilio “Ritornarono a riveder le stelle”, più belle e luminose che mai…
Calorosissimo il quarto d’ora di sinceri gli applausi del pubblico, che esprime tutto il proprio entusiasmo. Applausi colmi di gratitudine per aver saputo suscitare vere emozioni, per aver fatto battere i cuori. Questo il coronamento, assolutamente meritato, di un debutto all’insegna del successo. Un’opera nella quale ognuno ha dato il meglio, un lavoro di squadra che ha portato alla vittoria. Un grazie a tutti gli artisti, al coro, ai musicisti, alla regia, agli organizzatori per aver regalato un momento di grande teatro e di grande cultura.
Carolina Nobile
15 MINUTI DI APPLAUSI
“Dante racconta l’Inferno”, è già un successo.
Il bisbiglio di sottofondo lentamente svanisce, le luci si abbassano, il sipario si alza. Il silenzio regna sovrano qui al Teatro Giuditta Pasta, che questa sera ospita la prima di “ Dante racconta l’Inferno”.
Gli occhi di 600 spettatori (teatro pieno) sono puntati verso il palco. Illuminato dalla luce bianca di un riflettore, fa il suo ingresso in sala Andrea Mastroni che per questa notte cede il proprio volto e la propria straordinaria voce al Sommo poeta Dante Alighieri. Consapevole dell’arduo nonché nobile compito affidatogli, cammina tra gli spettatori verso il palco. Il suo sguardo è intenso. Raggiunge il centro della scena e comincia a narrare la sua storia, il suo travagliato viaggio attraverso i gironi infernali. La sua voce profonda e penetrante avvolge la sala catturando l’attenzione. L’orchestra in buca lo accompagna fedelmente. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (Inferno, canto I) canta il Fiorentino; il coro alle sue spalle interviene e tace, le voci si fondono, la musica cresce. Dante condivide con noi le proprie paure, le difficoltà, lo smarrimento; ma ecco che giunge in suo soccorso Virgilio, il bravissimo Fabio Bonocore , colui che lo accompagnerà durante il cammino.
I due protagonisti si trovano subito di fronte ad un ostacolo, la Porta Infernale, che nell’opera è un personaggio vero e proprio con un volto, quello di Tania Bussi, ed una voce magnifica. “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” tuona il coro. Grazie all’intervento della fidata guida Dante riesce a varcarla; ad attenderlo uno dei personaggi più intensi, portavoce di quel sentimento unico e sincero che non conosce limiti ed ostacoli, l’amore. Si tratta di Francesca da Rimini, Tania Bussi, protagonista insieme a Paolo di una struggente storia d’amore, che si conclude tragicamente con la morte di entrambi. La nobildonna fa il suo ingresso accompagnata da un dolce sottofondo musicale, si avvicina a Dante e Virgilio e narra loro la sua travagliata vicenda. “Amor, ch’a nullo amato, amar perdona, mi prese costui del piacer si forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona” (Inferno, canto V). Questi celebri versi riecheggiano nell’aria tramite la voce di Tania, che suscita profonde emozioni. L’intervento del coro che ripete più volte: “Amore e morte”, accentua la solennità dell’episodio. Concluso il racconto Francesca si allontana. Il cuore di Dante è rimasto profondamente colpito dalle sue parole. Con il volto tra le mani il poeta si siede, la sua menta vaga ed il suo animo attende l’intervento della propria Coscienza. La straordinaria Annamaria Caruso lo raggiunge, appoggia le mani sulle sue spalle e cantando una splendida aria lo rincuora. C’è una meravigliosa intesa. I due si stringono, si abbracciano, si accarezzano, il loro rapporto è quasi carnale. La Coscienza infonde coraggio. Il suo contributo consente a Dante di vincere lo sconforto e proseguire.
Ora Virgilio racconta dei numerosi ostacoli trovati, diavoli ed arpie che bloccano il passaggio, ma grazie all’intervento di un Angelo divino il viaggio può continuare. Dante vive momenti di grande difficoltà, resi magnificamente grazie alla splendida interpretazione dello straordinario Mastroni, che dipinge i passaggi più significativi accostando alla voce una mimica ed una gestualità in grado di esprimere i fortissimi sentimenti.
Trovatosi di fronte ai peggiori assassini nuovamente i suoi pensieri vengono turbati; ancora una volta compare la Coscienza, Dante ed il coro interagiscono con lei; le voci si rincorrono e si completano, l’effetto è intenso e molto suggestivo. Lo spettacolo è ormai giunto al termine del primo atto. Il coro si allontana, Dante solo al centro della scena intona una splendida “D’anime nude”. Tra fragorosi applausi il sipario si abbassa per qualche minuto.
Il fulcro di questo spettacolo sono gli interpreti. Non ci sono elementi di distrazione in grado di spostare l’attenzione o lo sguardo degli spettatori dal centro della scena. La scenografia è minimalista in accordo con la scuola di pensiero fondata da Peter Brooke. I costumi sono essenziali, contemporanei e moderni, perché questa è l’impronta nonché chiave di lettura dell’opera, un’opera che punta sulle grandi capacità vocali degli artisti, del coro, e sull’abilità dell’orchestra. I giochi di luce, accuratamente studiati, fanno risaltare la drammaticità della vicenda.
Si riprende con un altro affascinante duetto tra Dante e la Coscienza. Un nuovo personaggio attende i due protagonisti; è Malacoda, capo dei diavoli, interpretato da Eduard Pohossov. Oltre a Malacoda impersona il Conte Roderigo e il Conte Ugolino, regalando alla platea momenti di grande spettacolo. L’assolo del Conte Ugolino è estremamente toccante; emergono tutta la disperazione, la vergogna di un uomo vittima di un destino assai crudele, e di una storia atroce, difficile da cancellare. Gli incontri di questi celebri personaggi sono intervallati da incantevoli arie di Dante,“Non credo c’ha veder maggior tristezza”e “Ah pisa”, che esprime il rammarico e la sofferenza del poeta per la condizione in cui versa la città di Pisa, appena appresa dal Conte Ugolino; e di Virgilio: “Vixilla regis”. Le voci di questi straordinari interpreti accendono la sala, scuotono i nostri animi. La luce dei riflettori e gli effetti chiaro-scuro che ne derivano incorniciano la scena, arricchendone l’intensità. Il viaggio, il faticoso e doloroso viaggio è giunto ormai al termine. I due viandanti scorgono Lucifero, la meta del tortuoso cammino. E finalmente, dopo tanto dolore, lacrime, sconforto, dopo aver toccato il fondo e conosciuto quanto può essere infima l’esistenza umana, Dante e Virgilio “Ritornarono a riveder le stelle”, più belle e luminose che mai…
Calorosissimo il quarto d’ora di sinceri gli applausi del pubblico, che esprime tutto il proprio entusiasmo. Applausi colmi di gratitudine per aver saputo suscitare vere emozioni, per aver fatto battere i cuori. Questo il coronamento, assolutamente meritato, di un debutto all’insegna del successo. Un’opera nella quale ognuno ha dato il meglio, un lavoro di squadra che ha portato alla vittoria. Un grazie a tutti gli artisti, al coro, ai musicisti, alla regia, agli organizzatori per aver regalato un momento di grande teatro e di grande cultura.
Carolina Nobile
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